Le vere regole del gioco (non i cavilli)
Tranquilli: non ci sarà nessuno scontro, nessuna polemica, nessuna rottura, nessuna spaccatura e nessuno strappo, e vedrete che alla fine Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani troveranno un accordo su queste benedette regole delle primarie (anzi, in realtà lo hanno già trovato: doppio turno senza dovere di pre-iscrizione e secondo turno aperto anche a chi non ha votato al primo turno) e torneranno a confrontarsi presto sui contenuti e sui programmi e non sui cavilli e sui sofismi burocratici.
17 AGO 20

Tranquilli: non ci sarà nessuno scontro, nessuna polemica, nessuna rottura, nessuna spaccatura e nessuno strappo, e vedrete che alla fine Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani troveranno un accordo su queste benedette regole delle primarie (anzi, in realtà lo hanno già trovato: doppio turno senza dovere di pre-iscrizione e secondo turno aperto anche a chi non ha votato al primo turno) e torneranno a confrontarsi presto sui contenuti e sui programmi e non sui cavilli e sui sofismi burocratici. Bersani naturalmente sa che, per quanto regole più rigide possano favorire la sua corsa, una campagna portata avanti da Renzi sul tema “questi qui hanno paura di me e stanno provando a fare di tutto per farmi perdere” potrebbe rivelarsi un boomerang senza precedenti per il segretario del Pd. E anche per questo entro la prossima settimana si dovrebbe arrivare a una soluzione chiara e non troppo pasticciata sulla questione delle primarie. Soluzione che già è nelle cose: Renzi ha già detto che non farà barricate sul doppio turno e che accetterà l’introduzione dell’albo pubblico mentre Bersani ha fatto sapere al sindaco di Firenze che l’accordo per lui c’è, e quindi fine della storia.
Più che le regole però il vero tema che vivrà sottotraccia nei prossimi giorni nel mondo del Pd (e non solo all’assemblea nazionale di oggi) sarà legato a un rischio che la leadership del Partito democratico vede sempre più concretizzarsi: che Matteo Renzi possa farcela. Fino a qualche giorno fa, l’ipotesi non era stata neppure presa in considerazione dai capi del Pd ma sondaggio dopo sondaggio e rilevazione dopo rilevazione (l’ultima è di ieri, è della Swg, e dice che Renzi, nel caso in cui dovessero partecipare 4 milioni di persone alle primarie, staccherebbe almeno di tre punti il segretario del Pd, 29 a 26) il segretario ha capito che almeno al primo turno il sindaco potrebbe ottenere un risultato clamoroso. Ed è anche per questo che Bersani nelle prossime settimane dovrà cambiare strategia e, resistendo alla tentazione di rincorrere Vendola a sinistra, andare a presidiare il vero spazio politico che deciderà le consultazioni del centrosinistra: il centro. Il segretario del Pd da sempre si è mostrato sensibile alle scelte fatte dai progressisti d’Europa e non potrà dunque non essersi accorto di come anche la tendenza dei cugini europei (vedi la scelta di Peer Steinbruck dell’Spd, con la bocciatura del sinistro Sigmar Gabriel, vedi la svolta moderata di Ed Miliband, con il suo appello ai delusi elettori di David Cameron) sia quella di abbandonare il populismo anti sistemico della vecchia sinistra per andare a conquistare nuovi elettori. E’ anche qui che si giocherà la gara tra Renzi e Bersani. Una gara ancora in salita per Renzi ma che nelle prossime settimane potrebbe essere meno impossibile di quanto si crede se il segretario del Pd non prenderà ad esempio quanto fatto in Europa dai saggi cugini del Labour e dell’Spd. Si vince al centro. E Bersani lo sa.